Elizabeth Gaskell quasi tutta tradotta

Ho aperto il catalogo online della Nazionale di Firenze, che ha diritto di stampa come noto, per verificare la situazione traduzioni di Elizabeth Gaskell e introdurre questo post che scrivo. Ma ormai la Nazionale di Firenze non fa più testo perché qualche editore bypassa il diritto di stampa e il catalogo non è poi affatto aggiornato, anzi considerevolmente ritardatario, e i libri diciamo degli ultimi due-tre anni sono ancora in fase di catalogazione. Nella pagina dedicata alla narratrice sono elencati 55 titoli e si constata che molto del suo corpus essenziale è disponibile in italiano: spicca ovviamente Cranford, davvero supertradotto e meritatamente; a ruota Mary Barton e quel gioiello autentico che è Cousin Phillis (che andrebbe magari lasciato Phillis e non Fillide che suona un po’ lezioso). Varie le collezioni dei racconti.

Dicevo dell’incompletezza di questo catalogo online: ora a me pare che il secondo o terzo capolavoro della Gaskell, e cioè Wives and Daughters, non sia ancora tradotto. Potrei naturalmente sbagliarmi in modo fragoroso! Se così non fosse la lacuna sarebbe da colmare quanto prima, e inviterei i colleghi esperti di Gaskell a bussare alla porta di qualche editore per provvedere. E una casa editrice che potrebbe mettere in cantiere questa traduzione ed edizione di Wives and Daughters è Jo March. Ecco appunto: tempo fa questo editore umbro (perugino)  ha gettato sul mercato un romanzo allora inedito in italiano ed è Nord e sud, e la Nazionale ancora non lo registra in catalogo. Ma scrivo per segnalare che il medesimo editore ha fatto uscire mesi fa la prima traduzione italiana ovviamente integrale de Gli innamorati di Sylvia (Edizioni Jo March, Perugia 2014, tradotto da Mara Barbuni e prefato da Francesco Marroni; pp. 569, Euro 15,00).

I complimenti ammirati vanno anzitutto a questa casa editrice che sta varando con coraggio e vero spirito di sfida una collana di narrativa…come dire spaziosa, e lo si vede dal piano delle opere pubblicate nell’ultima pagina del libro. La Collana si chiama “Atlantide”. E vedo che questo gaskelliano è il numero sesto della collana e ne sono quindi usciti altri cinque. E fra i cinque c’è un altro romanzo piuttosto impegnativo di Gaskell stessa come dicevo, oltre a cose di Dickens e Collins e altri tre numeri che non conosco.

Gli innamorati di Sylvia è senza reticenze un “tomo vittoriano”, e sia detto in modo niente affatto spregiativo. È insomma facile per un editore publicare raccontini di trenta pagine e quotarli a pochi euro e magari alla vigilia dell’estate: Gli innamorati di Sylvia non è invece lettura da ombrellone e richiede tempo, calma e attenzione. Va gustato, va centellinato, non sprecato; non va letto nel chiasso circostante. Giustamente in una nota delle editrici – suppongo, o forse le curatrici della collana, nell’ultima pagina del testo e in un corsivo – si parla di una “perla” e della rara bellezza di questo romanzo. Tutti i romanzi della Gaskell sono uno più bello dell’altro ed è difficile scegliere: quando scrissi il mio lungo capitolo nella mia Storia della letteratura inglese mi infiammai letteralmente di questo e andai consigliandolo ai miei studenti veneziani cercando di creare adepti. Sylvia, come è facile capire, ha due innamorati che sono uno un marinaio e uno un impiegato… non racconto la storia, ma si respira soprattutto un autentico e sentitissimo senso, anzi profumo del mare. In fondo, che io ricordi, solo Dickens prima e prima di lui Defoe avevano creato dei romanzi marini o di costa: dopo, la narrativa inglese, con Stevenson e Conrad, sarebbe diventata molto marina. Ho scritto che Kinraid ramponiere fa venire in mente Melville… e la letteratura americana è un’altra cosa.

I secondi complimenti vanno a Mara Barbuni, che si è sobbarcata una faticaccia, ma che so tanto sfegatatamente gaskelliana che le sarà parsa del tutto leggera. Mara ha scritto a suo tempo una tesi universitaria ragguardevole su questo romanzo della Gaskell, che riscosse i complimenti unanimi del panel, e i cui capitoli meriterebbero anzitutto una pubblicazione aggiornata su rivista. C’è solo da immedesimarsi con lei alle prese con un dettato descrittivo di una finezza inimmaginabile, ricco di sfumature, e con un dialogato insidioso, spesso in un fitto e stretto dialetto settentrionale. Chiudo trascrivendo due passi, il cui contesto si ricaverà dai cenni che ho fatto:

“Invece finisco dritto sul dorso della balena. Sì, puoi strabuzzare gli occhi, ragazzo, ma ero proprio lì, era scivolosa, e mi tenevo fermo solo con l’arpione; guardai intorno a me, alle onde infinite, mi venne il mal di mare e cominciai a pregare che non si tuffasse. Fu una buona preghiera, come quelle che recitano alla chiesa di Monkshaven il chierico e il diacono. Beh, immagino che sia stata ascoltata, perché eravamo alle latitudini del nord, la balena rimase in superficie, e io feci del mio meglio per rimanere immobile; e in verità stetti anche troppo immobile, perché ero legato alla corda dell’arpione, che mi si era tutta avvolta e ingarbugliata intorno. Il capitano mi gridò mi tagliarla, ma è facile gridare, e non è certo semplice cercarsi il coltello nelle tasche quando hai l’altra mano che ti tiene stretto al dorso di una balena, una balena che nuota a sedici nodi all’ora. Alla fine penso che non posso liberarmi della corda finché la corda è legata all’arpione e l’arpione è piantato sulla balena; e la balena, quando le gira, può decidere di tuffarsi; l’acqua è gelida, non buona per affondarci dentro; non riesco a liberarmi della corda e non riesco a prendere il coltello dalla tasca dei pantaloni, anche se il capitano continua a urlare che disobbedire ai suoi ordini è ammutinamento, e la corda è legata stretta all’arpione. Allora vediamo se l’arpione è fissato alla balena. E allora tiro, e strappo, e la balena certo non lo prende per solletico, ma solleva la coda alzando cascate di acqua, che quando mi colpisce sembra ghiaccio. A quel punto io tiro il manico dell’arpione, perché avevo solo paura che la balena non restasse in superficie; e alla fine il bastone si spezza, e appena in tempo, perché sono sicuro che lei fosse stanca di avermi sulla schiena, e alla fine la bestia si immerge. E non fu facile farmi venire a prendere dalle barche che si trovavano più vicine; infatti, con la balena tutta scivolosa, l’acqua gelida e io incastrato nella corda nell’arpione, beh, è un puro caso, signora mia, che non sei rimasta zitella!”

(Cap. IX, pp. 152-153)

Uno strano sentore di paura serpeggiò fra coloro che si trovavano più vicini al mercato coperto. Sopra le loro teste, nell’aria, la campana suonava ancora; ma davanti a loro una porta fu sbattuta e chiusa con il chiavistello; nessuno parlava, nessuno diceva loro perché erano stati chiamati – dove dovevano andare. Erano nel cuore del mistero, ed era uno spazio vuoto, muto! Il loro terrore diffuso prese forma nell’urlo che provenne da oltre la calca, dove gli uomini stavano ancora arrivando, scendendo dal lato orientale di Bridge Street. “La banda! La banda!” gridò qualcuno. “La banda ci è addosso! Aiuto! Aiuto!” Dunque la campana antincendio era stata un tranello; come un avvelenare un bambino con il latte materno, ad attirare gli uomini in trappola in virtù dei loro migliori sentimenti. Questa muta consapevolezza aggiunse ulteriore sgomento e li indusse a lottare e a sforzarsi di trovare tutte le possibili vie d’uscita ad eccezione di quella in cui si stava svolgendo lo scontro; il sibilo di pesanti scudisci, il colpo sordo dei randelli, i lamenti, il ringhio di uomini feriti e furibondi, arrivavano con tremenda chiarezza attraverso il buio a quelle orecchie vive per la paura.

(Cap. XXIII, pp. 308-309)

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Informazioni su francomarucci

Ho insegnato Letteratura inglese all’Università per vari decenni, e sono autore di dodici libri monografici oltre a moltissimi saggi critici, e cure e traduzioni di opere in poesia e di prosa inglese. E sto stendendo una vastissima "Storia della letteratura inglese" (otto volumi) in corso di pubblicazione per l’editore fiorentino Le Lettere. La mia biografia è raccontata in "Pentapoli", uscito nel 2011. In questo libro discorro anche delle passioni che, oltre a quella letteraria, sono riflesse in questo Blog, il tennis e la musica.
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